martedì 23 marzo 2010

morire un po'

disegni di parole.
A E I O U
colori.
luci.
suoni.
sssssssssss freddo.
gli occhi bruciano.
il corpo è stanco.
l'anima inquieta.
fare fare fare fare fare fare fare fare fare!
pur di non pensare.
pur di non pensarci.
pur di non pensarti.

stare bene.
stare male.
lavorare.
programmare.
montare, smontare.

aiutare.

sfruttare.

imbrogliare.

annegare.

se soffoco è perché c'è una spira
che si contorce al mio collo

odore di colore odore di pittura
il giallo, il verde e il rosso

dipingo a più non posso

e ad ogni pennellata un pensiero se ne va
ad ogni pennellata un ricordo se ne va
per non soffrire fermo mai mi tocca stare
dannato a correr dietro le passioni
per non perire immobile

camminare camminare camminare
il sangue dalle orecchie per la musica
un volume senza pari
voglio che ogni essere vivente senta quello che io provo
rabbia orgoglio distruzione
umiltà gratitudine passione!

PASSIONE PASSIONE!
io ti voglio sconosciuta condizione
non poter far men di una carezza

meccanismi che vi nascondete
bastardi
ingranaggi di lamiere e ruote dentate
acchiappate nelle cesellature della vostra indistruttibilità
ogni brandello di carne povera
ogni arto

e mescolati e maciullati diveniamo
uguali ad altri che avete già inglobati
una massa informe di bacini e cioccolata
una melma insanguinata di coccole
una putrida puzza d'amore

sono guarito da questa malattia
debilitato dalla degenza
mi sono liberato del virus
del parassita

ha vinto lui
e io muoio un po' così

lunedì 8 febbraio 2010

rivincita

vita, smarrita.
mia vita.
mi stai addosso come un morbo, mi appesti.
vita, sei fardello, sei impegno.
vorrei viverti per non dartela mai vinta, vita.
vorrei dartene tante da farti piangere vita,
e farti dire in ultimo "hai vinto te".
accetto la sfida vita. accetto la sfida!
e vedrai che non sarò quello di prima,
e vedrai che avrai da darmi ciò che nella
via smarrita cercavo e scappava dalle dita.
vita vincerò, te lo prometto, e se promessa
non t'aggrada io te lo minaccio! vita,
non mi sfuggirai, e se sarai ostile,
alle caviglie io ti prenderò e cadendo,
ti farò rimpianger di non avermi dato il giusto.
e me lo prenderò!

lunedì 28 dicembre 2009

sono la carta.
sono la penna.

sono l'aria nei polmoni - nel naso - fredda - passa -
sono queste gambe - scalino - scalino - scalino...
sono la chiave, nella porta, sono la porta, la maniglia, sono l'interruttore.
chiudo la porta, sono la porta. spengo la luce, sono la luce.
la sedia, la giacca, la lampada, il tavolo.

esco di casa

l'aria addosso - è dentro - sul viso -
ancora il freddo dal naso - rientra - riesce - vapore -
sono i miei passi
sono l'asfalto
sono il contatto tra suola e terreno
sono l'inverno
sono la gente
sono l'uomo
sorrido - ricambia - felice
sono il sorriso

interazione

sono la mano, la parola - sono. quiete. benessere.
niente proiezione - struttura - paranoia z3R0 -
sono il colore ocra del muro, sono la luce al neon.
sono il profumo nell'aria, sono il freddo del bicchiere.
sono il tavolo, la sedia, sono il pavimento.
mordo il labbro. muovo gli occhi, respiro - respiro - respiro -

sono l'idea. la voglia. il desiderio. il bisogno. scrittura - scrittura - scrittura -
sono la penna
sono la carta...

lunedì 30 novembre 2009

digit-prop

un dito sul pulsante, dà elettricità
fuori di me, un vento dall'est
mi rende elettrico, mi accende
come si accendono le lampade per fare luce.

un vento spesso sradica e sventra ogni cosa,
ma gli alberi più del resto ne risentono.
cadono come baluardi ignari della loro inutilità.

un interruttore, accende il cosmo
di lucente eternità, e un vento leggero
aiuta il moto di ogni cosa, perpetrando
un volere che recondito non ci appartiene.

un led luminoso, a tempo con i battiti,
scandisce il ritmo di una vita intermittente
come certe lucine luminose che gli esercenti
imbandiscono ancora due mesi prima del natale.

si vendono respiri a dieci euro, e filosofie
orientali per alleviare dolori occidentali,
ancor m'è oscura la progressione del mondo
il perchè, il dove e il come.

la propaganda digitale, ha vinto.
saremo tutti digitali - vegetali - niente più analogie
tra l'uomo e la sua terra, niente più logica
analogica. tutto è un pulsante acceso o spento
la logica booleana, le matrici.
ci siamo atrofizzati, siamo bipolari.
o rosso o nero, o chiaro o scuro, niente sfumature.
e l'aria che viviamo è ancora quella,
il pianeta non diventa un I\O.

lunedì 16 novembre 2009

catatonia

la notte mi succhia l'amore.
la vita lambisce l'odore di un sano
terrore, terrore, terrore.
"passato" è una lama sottile
baionetta in punta al fucile
trapassa le ossa, un minuto a morire
domani domani, che vita!
son giorni da cani e al canile
spalare la merda, un badile
spostava le membra dei morti
le fosse comuni, gli orrori.
"la guerra civile!" gridaron gli astanti
festanti, amanti, dell'armi
imbrigliate a cinture di santi.
nel coma annegata e sparita,
la traccia della tua vita.
partita per molto lontano, non torna
in questo giaciglio.
si è smunta in un grigio pallore.
defunti che lascian dolore, nei campi
di sole a raccogliere grano, gli uccelli
gli insetti, le api, un gabbiano
sul mare che sparge un richiamo:
venìte, venìte, venìte.
discariche aperte.
un fiume di niente.
verbi sfocati.
colori stonati.
cascate di sale su menti ferite.
un uomo sgomento che legge il giornale,
ci trova la morte!
a pagina uno, due, tre, sette, otto,
quattordici, ventuno, ventotto.
necrologi di carta e di flussi visuali,
da passerelle dei radiogiornali,
le note alla radio: uno squallido rock.

sabato 7 novembre 2009

dopo una pausa

dopo una pausa, i desideri si rimpastano. mezz'ora di camminata all'aria fresca e le idee si riordinano. ripetere, rifare, ricominciare. l'iterazione è il male della mia vita. ricomincio da capo ogni volta, e ogni volta che si verifica lo spiacevole evento "X" io mi risento vuoto, mi risento in colpa, perchè il mondo non è ancora un posto migliore per me e per i miei simili.
dopo una pausa, si fabbricano ipotesi di risultato, mi immagino come ho iniziato, mi sogno come finire, mi vedo allo specchio, mi riguardo, sono riflessivo, riflettivo, riflesso. lascio al caso molti dei miei giorni.
dopo questa pausa, mi risento come un tempo, regressione o ritorno? che sia un bene? che sia un male? che sia ormai obsoleto chiedermelo, perchè ho capito che bene e male albergano entrambi nel giudizio, e scappano dalla realtà.
dopo una pausa, mi sembra di tornare all'aria, prendere grandi boccate di ossigeno, e spero di tralasciare la rabbia che provo per tutti quelli che mentre ero via mi hanno reso trasparente.
dopo una pausa mi accorgo che conservo, mantengo, la mia persona mutata e mutevole ha subìto una scissione, e finalmente cronometro alla mano, apro la finestra e vedo che il tempo è già passato, e non occorre aspettare ulteriormente che le cose si aggiustino, si preparino, si assestino.
Le cose in questo paese, se le sono già aggiustate, preparate, assestate, tutto in mia assenza, anche piuttosto bene.
dopo la pausa, pensavo di essere migliore, ma anche migliore, come bene, e pure peggiore, come male, è sempre un giudizio. opinabile, rivedibile, trascurabile. dopo una pausa, sono. semplicemente sono. e sono io.