domenica 24 aprile 2011

er '48

voglio l'erba voglio,
voglio vede il tuo sbadiglio,
voglio te nel mio giaciglio!
voglio che questo scompiglio
regni ancora dentro al taglio
che ho fatto nel mio petto.
c'ho fatto un santuarietto,
con la statua del divino
con a fianco un bel faretto.
un cero che c'ho messo
fa na luce rossa e trema.
poi ce stanno soldatini,
marionette, e tutta d'ossa
c'è la morte incappucciata.
co la falce de stagnola.
prova a damme na sferzata!
co la lama già affilata,
trapassato ha mille gole,
ora prive di parole.

ma io taccio.
non mi dico.
mi racconto pure troppo
dentro ste poesie che getto.
è che ste mani me costringono
a scrive d'ogni cosa!
in versi oppure in prosa,
su carta o in digitale,
come posso prendo e scrivo,
se trattengo poi sto male
e me toccà litigà
co la gente o co me stesso!

notti fonde, notti vuote,
notti empie, notti liete.

me ne vado addormentato
stanco d'esse ripudiato.
s'addormenta tutto l'astio:
ritrovata tolleranza, BENTORNATA!
arimetteme un po' in riga
famme riordinà la stanza
metti pace a questa vita
un po' sbragata dalla fretta.
famme ritrovà la strada!
pe nun mette mano all'armi,
lame, bombe e poi fucili.
fa in modo che sto bono,
fa in modo che sto zitto
che se parlo oppure agisco
io scateno un QUARANTOTTO!

ma nell'esse taciturno
non crediate che subisco!
brutti zozzi malfattori,
ingannatori, impostori,
venditori di menzogne,
millantati professori,
ministri immeritati,
porci opinionisti!
affolate li giornali,
che sò pieni de cazzate!

ma che non ve vergognate?
non c'avete un po' de lustro?
io ve guardo e poi me chiedo:
ma che ce provate gusto
a smerdà il genere umano?
ritrovate dignità!

ecco vedi ch'è successo?
me so ancora infervorato!
era mejo che tacevo, era mejo!
mò ritorno al mio lavoro
che non cambia questo mondo,
che non cambia proprio niente!
me fa diventà demente.
pè non vive senza sordi
dannazione! che impicciaccio
vincolarsi ad un salario!
che me tocca esse precario
pe pijamme no stipendio
solo pè pagà l'affitto!

solo st'arte un po' dannata,
è il mestiere più corretto,
che anche se non paga niente
è il mio modo prediletto
pè abbonì pè na mezz'ora
st'animaccia mia incazzata!

mercoledì 20 aprile 2011

coltelli e sorrisi

semo arivati allo scontro, dorce mia...
non posso più nasconne che volevo risparmiatte...
ma te non me dai scampo...

lasciame da esse disarmante a modo mio,
e fatte 'nseguì pé spojatte
e diverticce ancora 'n po'.
se volemo duellà, sò pronto!
ma posa l'armi, famo a mani ignude!

ché l'incrociar de lame stride cor piacere
che se semo dedicati pure quella vorta che
corpo e ummidità se sò negati.

che 'r tintinnar de spade fa solo più rumore,
come la notte che parlassimo pè l'alba
e 'r monno intorno strusciava li pezzi a fà
n'insopportabbile frastuono dé feraja...

spaccamme le meningi a scrive cose, e nun trovatte,
che stavo a declamà certe parole che ispirasti,
e poi lì a guardà tutta sta gente ammonticchiata
che mirava sto poeta sgangherato e maledetto,
co l'occhi come a dì: "Ma anvedi questo!"

ma tanto m'addormento cor soriso tutti i giorni.
"se" m'addormento ovvio, sennò sto come 'n gufo,
co l'occhi come fari 'n po' de fori a vedé se me fai n' cenno,
a cercà de spià se dici quarcosa che me farà perde 'r senno.

bonanotte dorce mia...
t'addormenti oppure no?
io me faccio n'pisolino,
me ripiego sur cuscino,
me lo stringo e penso forte...
ecco quà n'antro casino!

giovedì 14 aprile 2011

...citando...

la mia macchina dei desideri non è sincronizzata con la macchina del lavoro, non è sincronizzata con la macchina dei biglietti dell'autobus, non è sincronizzata con la macchina sociale del giusto e dell'illegale, produce diecimila comportamenti ogni giorno, diecimila domande; sono la sola macchina di cui abbia rispetto, la sola a cui io chiedo di vivere meglio, la mia sincronizzazione è incontrollabile, la mia complementarietà, il mio innamorarmi, tutto ciò che faccio e vivo è oltre la regola, ti aspetto anche quando non verrai, e questo è estremamente irragionevole, guardo a lungo il tramonto ed il cielo, e questo mi fa venire in mente che la mia vita e la mia città mi appartengono, che non sono ospite del vostro sistema, ma che sono derubato de mio, e che questo vostro modo di morire ogni giorno, scientificamente, davanti e dentro la macchina della tristezza e della repressione, non ha possessori, ma solo posseduti, che non venderò la vita per un pezzo di pane, che romperò le vostre macchine, attraverserò fuori dalle strisce pedonali, inventerò la birra e l'erba, e mi lascerò inventare da loro; inventerò me stesso, inventerò anche te [...], come riuscirò a farlo, nel linguaggio che ancora ci appartiene, che non è quello dello scambio, il desiderio non conosce scambio, conosce solo il furto ed il dono; dieci crimini al giorno, amore mio, e saremo nostri.


Enrico Palandri (1988)

assholuzione

aaaah sto corpo.
sto corpo che combatte che si strazia,
aaaah sta vita!
ste persone che incontro...
sono tante, DEI! siete troppi
tanti..
tutti connessi...
tutti che avete qualcosa da direeee.
AAAAHHH silenzio silenzio silenzio..
ed IO!!!
IOOOO sono il primo con sta smania connettivaaaa
fai sapere, fai sapereeeeee,
FAI SAPERE TUTTOOOO
come stai come non stai,
che fai che ti piace?
aaaaaaah
AAAAAAHHH
clickami!
clickami tuttoooo
cercami sulla bachecaaaaa aaaaaaaaaahhh
e tutte quelle faccineeee
tutte quelle cazzo di faccineeeeee
vocaliiii un torrente di urla e di vocali nooooooo
quanto voglio suicidarmi medialmenteeee come godrei nel gustarmi un giusto pieno e sano
ANONIMATOOOO
AAAAAAHHH

sabato 2 aprile 2011

un luogo dove nebbia è fitta

girati!
oh, girati, stolto!
non guardare in una sola direzione!
c'è un mondo che è curioso dell'arte.
disponi,
apparecchia,
prepara,
mantieni,
lascia vivo e
saldo il respiro...

LA VERITA'! torna forte,
senza forme di disgusto,
senza velleità di dolore,
è solo verità...

aspetto...
desideroso di nuove attenzioni,
ma vivo!
dannazione se vivo!
vivo in ogni momento,
e lascio agli stolti la paura e la frenesia,
lascio a quegli automi banali,
la voglia di giaccaincravattarsi!

metto il cappello del carnevale,
mi maschero,
avvolto nel verde di un campo giocoso,
con uomini, donne, bambini e bestiacce
io vivo!
VIVO!
e non so più come devo gridarlo...
che questa esistenza
non è il modo di quei governanti,
laidi,
attaccati al denaro,
sbavanti al potere!

c'è un altro modo...
è un modo di verità urlate,
perché non se ne può più
di gabbie legalizzate,
di sfruttati a pagamento,
di arrivare sempre a stento,
di penare ogni momento.

è un modo di rispetto,
di reciproco benessere
ad usare l'intelletto.
ma è un modo assai lontano
per gestir: genere umano,
flora, fauna e tutto il resto!

la nebbia è fitta ancora
dentro al nostro cervelletto,
DAI, SPARISCI UOMO MEDIO!
vammi a fà un caffè corretto.

venerdì 1 aprile 2011

haiku

il tempo di un haiku,
e non ci sei più.
tre righe in fila e poi,
non ho più niente:

-un ragno resta fermo,
il vento lo accarezza,
pare eterno.

-la palla rotolando
scende a valle e un sasso,
la ferma.

-l'anima mia asciutta,
si disseta con una goccia
di pioggia.

-non dormo oggi,
resto sveglio con te,
senza di te.