- un uomo ama una donna. la donna ama l'uomo. si sposano. muoiono.
- una donna ama un uomo. l'uomo non ama la donna. la donna si ammazza. l'uomo scopre la cosa e si impicca. (questa era allegra)
- due uomini amano la stessa donna. la donna se è furba, li ama entrambi. altrimenti s'ammazza.
- due donne amano un uomo. l'uomo se è furbo le ama entrambe, altrimenti ci saranno tre cadaveri.
- un uomo ama un uomo che ama un uomo, che ama un uomo, che ama un uomo, che ama un uomo, che ama un uomo che ama una donna. una strage!
- un uomo ama una donna che lo ama ma non è sicura. l'uomo sarà dannato e forse un giorno si ammazzerà, ma per un'altra donna.
- una donna ama un uomo che la ama ma che è titubante. la donna piangerà amare lacrime di sofferenza e la farà pagare a tutti quelli che verranno dopo.
- una donna ama un uomo. e viceversa. scopano tantissimo, poi si innamorano di altri, e continueranno a scopare tantissimo, speriamo che questi facciano tantissimi figli.
mercoledì 17 agosto 2011
martedì 16 agosto 2011
anvedi te che luna..
A sciojele ste brije n'sò sicuro,
me piacerebbe da pijamme er largo,
fuggì repente più che d'un siluro,
annà in un posto dò nun c'è letargo.
M'aggiro pè st'ormai città dannata,
che d'eterno je so' rimasti i sassi,
e standome co' l'anima beata
metto 'n fila i piedi e ne faccio passi.
Così te vivo Roma, te vivo sì!
Annà pè strada a incontrà er prossimo,
senza stammene da solo, ma co' chi
me 'mbriaca de passione ar Circo Massimo.
Proprio ner giorno in cui la luna è piena,
ch'ar lupo ha torto e dato n'antra pena.
me piacerebbe da pijamme er largo,
fuggì repente più che d'un siluro,
annà in un posto dò nun c'è letargo.
M'aggiro pè st'ormai città dannata,
che d'eterno je so' rimasti i sassi,
e standome co' l'anima beata
metto 'n fila i piedi e ne faccio passi.
Così te vivo Roma, te vivo sì!
Annà pè strada a incontrà er prossimo,
senza stammene da solo, ma co' chi
me 'mbriaca de passione ar Circo Massimo.
Proprio ner giorno in cui la luna è piena,
ch'ar lupo ha torto e dato n'antra pena.
è tornata
è tornata
dannazione...
la dannazione è tornata!
l'avevo messa lì. ed è tornata!
ma forse tanto mejo, che me danno e so creativo...
a noi artisti nun c'è dato de sta bene, se volemo fare bene.
allora mo ve racconto de quando so stato scrittore, musico, poeta, e cantante, e pittore, e scultore, e artista tutto tondo in generale, non attore, ma sparlante, de loquaci verbi assurdi. ve lo racconto che quando nacque sto spirito poeta, sta rivoluzione d'avanguardia era la notte de babbonatale. tutti avevano concluso i loro rituali pagani de cibo ed oggetti, come si confà alla tradizione, e io me misi a scrivere. come facevo per quelle finte amanti trovate in mezzo alla vita mia. je scrivevo lettere struggenti, de n'amore folle e mai contraccambiato, e con gesto sconsiderato le ficcavo in dei cassetti, protetti dall'altrui occhiacci.
e le donne mie non l'hanno mai avuti quei sonetti, quei versi aperti, quelle parole in libertà! haimè me svejai in tarda età a scrive l'emozione e a divulgalla. come se ad aprì er petto ce fose na colpa, e l'anima, a denuncialla, fosse fatto scabroso come la nudità.
e invece dopo quer santo san babbonatale der cazzo, io presi a scrive, de ipocrite parole de disprezzo, verso il mondo e l'essere umano tutto. me misi a scrivere un romanzo breve, che a rileggelo adesso la pelle s'empapera tutta, ma che all'epoca per questa giovane penna era soddisfazione ricca.
mo che me sò imparato a mette ste parole in fila, che obbediscono con disciplina alla mia moina di volerle esteticamente aggraziate, incazzate, imbambolate, le regalo alle persone che mi dicono: "Oh che dono, che fervida immaginazione."
si che io ce metto tutto dentro sto guazzabuglio de fervore. innanzitutto amore! innanzitutto! che poi è quello er motore de tutto sto casino!
l'amore per il mondo e tacci sua pure per l'uomo, che denigro tanto e poi, me meraviglia sempre tanto!
ma qua sto già a divagà...
me misi a regalà poesie, sonetti e parole in libertà, stavorta senza nasconneme, le regalavo con leggerezza, come si regala l'arte in stato d'ebbrezza, li regalavo ed ero felice della faccia della gente, pure se poi alla fine de sordi niente e invece na cariola d'emozioni...
e tutte le ragazza che leggevano sto poeta, s'ammaliavano dello stile e della poetica, s'ammaliavano tanto che ad amarlo il passo è breve, se ammaliavano, ma poi, come le poesie che egli scrive, je concedevano amori veloci come un sonetto. amori corti come carezze, amori sporchi come scopate dissolte nella nebbia de un giorno senza data.
è tornata, è tornata, è tornata dannazione, facciamo processione e portiamo i bimbi in festa.
è tornata, è tornata, proprio quanto se n'è andata, n'antra vorta.
e ha lasciato sto poeta col ricordo della coda de cavallo che sparisce dietro all'urtimo rumore, che è na porta.
venerdì 12 agosto 2011
karma
M'accorgo che cor tempo me maturo,
che nun è 'n fatto strano de sicuro!
Ma quanno guardo chi s'encazza solo,
io pijo e fischio come n'usignolo.
Sì, che c'è certa gente fumantina
che strilla da la sera a la matina!
Io ce lo so che 'r monno è 'na catena,
ma semo attori. "Pronti, annate 'n scena!"
Fratelli miei ce vole 'n po' de carma,
saper usar la fede e l'intelletto,
buttà la rabbia ch'è 'na brutta arma!
Ma senza smette de pija de petto
chi ce mantiene schiavi e pecoroni.
Se legge "carmi", e nun vor dì "cojoni"!
che nun è 'n fatto strano de sicuro!
Ma quanno guardo chi s'encazza solo,
io pijo e fischio come n'usignolo.
Sì, che c'è certa gente fumantina
che strilla da la sera a la matina!
Io ce lo so che 'r monno è 'na catena,
ma semo attori. "Pronti, annate 'n scena!"
Fratelli miei ce vole 'n po' de carma,
saper usar la fede e l'intelletto,
buttà la rabbia ch'è 'na brutta arma!
Ma senza smette de pija de petto
chi ce mantiene schiavi e pecoroni.
Se legge "carmi", e nun vor dì "cojoni"!
sabato 6 agosto 2011
l'unica donna sincera
non avrei mai creduto accadesse. fermarmi perché mi sorrise. mi sorrise con gli occhi e con la mano. e non mi venne spontaneo chiamarla puttana. aveva degli occhi azzurri di una profondità che spaccava le ossa. e mani delicate e bianche come una nevicata d'aprile. mi sono fermato dieci metri più avanti e marciando all'indietro arrivai da lei. rideva. avevo inchiodato a secco dopo che aveva fatto quel gesto gentile. rideva, perché era divertita. o forse perché mi aveva abbindolato chissà. rideva in ogni modo, di un riso gentile ed affabile, e appena mi fermai accostandomi a lei mi accarezzò il viso senza dolore, e senza ancora pagare.
entra, le dico. senza pattuire, e senza decidere il prezzo del suo tempo. il prezzo, il denaro, i soldi, il commercio del corpo. salì sulla macchina, e mise la testa sopra la spalla mentre guidavo verso non so. arrivati accanto ad una radura mi dice la prima parola, fermati. la sua voce era forte, decisa. e continuava a sorridere. ci sdraiammo su un prato abbracciati. lei mi chiese che cosa vuoi fare. ed io senza saperlo rimasi in silenzio accarezzando i suoi capelli sudati. non parlai neanche un momento. non le parlai affatto. e rimanemmo così per un tempo che non riesco a definire. un tempo che non ha tempo. un tempo che non ha limiti e non ha circostanze.
due esseri umani si incontrano.
due esseri umani si amano.
due esseri umani si perdono.
ad un tratto mi alzai. a guardarla sdraiata ancora sull'erba dove poco prima eravamo abbracciati mi prese un istinto di rabbia. come se tutto a sto mondo fosse sbagliato. come se dopo averlo capito sto mondo, sembrava alla luce del giorno che un uomo e una donna dovessero vivere con le impalcature dell'esistenza senza dar vita a quel magico infuso alchemico che è l'istinto di aversi senza intelletto.
le porsi una mano, e diretti di nuovo all'origine, rimettemmo le cose come l'avevamo lasciate.
bho
cascate.
impalcature.
e nessuna prospettiva.
come è banale questo contenimento coatto di anime.
parole gravi come macigni.
distanze.
e tu che sei sempre più pensierosa...
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