sabato 7 dicembre 2013

il vecchio Joe Ventù

senilità.
dimenticamento di come si fa.
o come si sa?
come farà?
sapere che le certezze come i capelli cadono.
non accettarlo.

avanguardia o baluardo?
forestiero e roccaforte del mio niente,
spregiudico perdente la mia fine,
e stanco volgo al termine, portandomi le rime
nella tomba.

sottoforma di sformata boria,
zoppico attraente della compassione altrui
le camere anguste della mia prigione.

ed al cielo non volgo pià lo sguardo,
se non per la tempesta,
e degli affari altrui ormai mi incuriosisco,
con disperata supplica che disgrazia avvenga,
per poter parlarne ancora e ancora,
con malevola incombenza.

senilità,
nemica acerrima di novità,
astuccio comodo di astio e collera,
l'ingrato giudica e male tollera.
vestito della sua bieca ignoranza,
da solo danza, che se la canta e se la suona
la sua sapienza fatta di niente,
di pregiudizi mai verificati,
e sempre ingoiati.
come i porci, s'ingolla tutto, e quel che mastica poi digerisce,
anche la merda, anche le scheggie.

senilità,
ti prende in pieno e ti porterà,
dove van tutti con banalità.
che questa fine appartiene a tutti,
le membra morte e i loro lutti.

domenica 1 dicembre 2013

Indecorosamente Me-tro

uno dodici tredici, uno dodici tredici,
credici, è una data credici.
leggo l'artusi, il pellegrino,
è morto un altro motociclista,
la metro non passa,
ho un ginocchio a pezzi,
ho trentadue anni,
uno dodici tredici,
uno dodici tredici,
lei mi ama, io la ama, ci amiamo,
uno dodici tredici,
uno docili tremiti.
lei mi ama, e io pure, mi amo.
io la amo, e pure lei, si ama.
ci amiamo.
è colpa della bibbia se parlo così.
il cimitero di campo cestio, come il campo marzio, o il campo boario.
lì diceva che non è uguale.
loro si baciano, sono seduti l'una sull'altro.
e la tv manda pubblicità natalizie.
uno dodici tredici, credici. è così.
anche gli altri due si baciano, capelli e lunghi cappelli, e lunghi capelli.
zoppico e scrivo un taccuino, stammi vicino.
le rime ci rendono idioti, e uno e undici e tredici.
è una data, lo è, è una data.
c'è una ragazza con gli occhi blu e le orecchie da gatto su cappello, e gli occhi blu in faccia.
ricorda me lei, di una che è incinta.
anche lei.
e l'altra, e l'altra ancora.
siete incinte.
bellissime e incinte.
fra poco madri, ma ora incinte bellissima madri future.
dove hai riposto la tua libertà?
nelle aspettative di papà?
la famiglia accanto a me,
parlano, non so che lingua è.
le rime talvolta ci rendono idioti negli idiomi.
la data è il titolo, la data lo è,
uno dodici tredici,
uno dodici tredici.
io non so se problema esso è,
ma sento un ginocchio cabriolet.
la rotula libera sciacqua e fa male.
lo avevo detto a quel maiale,
che fa il dottore all'ospedale.
cavour, cavour, perché sei tu cavour?
entrano uno e la sua due, sanno di erba. come lo so?
ingenui.
ho finito le penne. ho finito i fogli.
mi chiedo perché non finisco mai le parole.
non sono quasi mai d'amore.
non sono quasi mai per raccontare,
sono parole per confortare.
me stesso.
uno dodici tredici, uno dodici tredici.
parole
per riempire il tuo vuoto interiore,
parole
parole finite e fogli da imbrattare tanti,
ci sono più fogli che idee, più penne che parole.
ci sono più schermi che persone.
più masturbazioni che passione
c'è più cielo e meno terra,
c'è più desktop che realtà.
fotografie, pornografie,
egemonie delle varie anarchie\oligarchie
senza lavoro sei perso,
senza lavoro giochi sporco,
senza una meta nell'universo
sei solo il solito porco.
a volte le rime ci rendono idioti.
uno dodici tredici, uno dodici tredici.
il collante per tenere insieme il niente
è una data e niente più,
e la confessione che le rime mi rendono deficiente,
e niente più.
la rima, e per forza la rima e l'assonanza, la risonanza.
l'artismo.
fai l'artista? no sono un artistico autistico, ordinale, numerale, cardinale.
porporato.
colorato di rosso ed entrato per 15cm in un bimbo.
ho letto la bibbia.
giacobbe non era gesù.
per niente.
in tutta la terra di canaan non v'era delinquente più lussurioso e manipolatore di giacobbe.
che dio poi chiamò israele.
scendo a tiburtina.
tiburtina meltin' pot.

sabato 23 marzo 2013

ho corroso gli insulti
controevocato gli improperi
dimenticato le defezioni
banalizzato ogni cosa
nel momento in cui ho creduto
di aver annusato una fine

venerdì 15 marzo 2013

che accade non so.
io non lo dirò.
io ho questo oblò che si chiama blog.
le parole non stanno dietro ai pensieri.
le parole non sono più quelle di ieri,
sono neri i miei averi e un falò io farò
si lo so che lo farò.
appendere la vita ad un chiodo e ricominciare.
RI CO MIN CIA RE
sillabare senza naufragare
perché sei accorto e in accordo con la passione.
perché nei tuoi occhi non ho più perso la ragione.
perché nelle tue labbra non ho cercato più l'amore.
perché si è incastrato in me un nuovo me.
che prima c'era e ora c'è.
un nuovo me.
uguale a prima e più forte di se.

che ancora blatera in attesa della prossima caduta.
l'altalenare, della vita.
l'altalena dondolante,
mi fa pensare che sono a me stante.
autoreferenziale.
ed è un male!
un male!
con la gente, stare sempre,
a combattere ogni giorno.
ed invece come un pollo dentro al forno
io sto chiuso ed il velluto dei miei guanti non mi fa più bei massaggi,
né carezze, ma schiaffoni.
e mi urla!
Alzati in piedi!
datti una mossa.
combina il domani.

combino combino.
c'è chi sta vicino e chi invece é lontano.
mi hai dato la mano.
mi hai cambiato la vita.
e l'occhio si spegne dentro il ricordo,
e l'occhio mi scoppia di gioia perché alle sette di mattina,
l'alba ha spolpato le carni marcite,
l'alba ha rincorso la vita e le ha detto:
scendi dal letto.

gambe tremolanti... andiamo!

martedì 29 gennaio 2013

2013

mi aspettavo qualcosa di diferente.
invece niente.
sempre la solita gente.

mi aspettavo qualcosa di eclatante...
invece niente...
sempre la solita gente.

mi aspettavo qualcosa di importante.
ma niente,
niente di niente.
sempre le stesse rime, gli stessi sbuffi, la stessa gente.

l'unica cosa che è cambiata
è che la carta si è ingiallita.
la luna s'è anniscosta dietro a un nuvolone,
e s'è impazzita.

tanta gente dice che è normale,
che è uno stadio naturale,
che è l'evoluzione,
che è una sonda o che è un pallone,
tanta gente non dice niente,
sta distante e pare morta e non lo sente,
quel sibilo incessante, della gabbia logorante,
che li stringe allegramente.

quante cose avrei voluto rivedere un po' corrette,
un po' diverse, un po' smussate,
un poco più civili e armonizzate.
invece niente,
non cambia niente.
la stessa gente,
la stessa gente...

venerdì 25 gennaio 2013

rinascita

eccomi qui
con le mani sporche di farina,
con la testa piena di rime,
un'altra alba della mia vita.

inizia tutto come finisce e
niente finisce se ricomincia,
quando comincio un'avventura,
io mi ammazzo un'altra volta.

rinascita.