Basta poco... uno sguardo, un sorriso, stima, affetto... gli amici.
Risposte, a domande che necessitavano essere liquidate al più presto.
Vino, birra, musica, le penne al salmone e zucchine...
E sopratutto, non volere nient'altro, perchè in questo c'è già tutto. E naturalmente, esserne fieri!
martedì 31 ottobre 2006
sabato 23 settembre 2006
la musica...
Mentre ascoltavo il "Piano Concerto 9" di Mozart, e mentre scuotevo a tempo la testa mi sono ritrovato a sorridere. C'è qualcosa di inspiegabilmente meraviglioso in quelle note, che a scanso della tecnica sublime hanno un non so che di perfetto e impalpabile, irraggiungibile che mi fa stare bene, come se guardassi negli occhi Dio.
La musica è viva...
La musica è viva...
domenica 17 settembre 2006
Una domenica - Equilibrio.
Ho finito adesso di vedere "V" per Vendetta, mi siedo davanti al monitor conuna tazza di camomilla. Mi prendo due pasticche di valeriana per dormire, e mi accendo una sigaretta.
Questo è decisamente un periodo no. Però stanotte la mia mente ha elaborato alcuni meravigliosi pensieri tra i quali la differenza tra il pugilato e le arti marziali, tra la musica derivante dal ceppo latino a quello anglosassone, e varie questioni umane che avrò modo, tempo di esporre su questo blog, che di tanto in tanto con mio sommo piacere viene visitato.
Quando mi sono barcamenato in questa impresa, non credevo che sarei arrivato a cotal numero di post pubblicati. Ero però partito con l'idea di affrontare su questo piccolo angolo di "infernet" temi che scaturivano in me dei pensieri, così da poter comunicare le mie idee, e poterle condividere con chi incappando da queste parti avesse la (s)fortuna di leggerle.
Oggidì non è proprio quello che è accaduto, poichè sfrutto questo spazio come sfogo personale per le mie emozioni giornaliere.
La sigaretta è finita, e per quanto riguarda il sonno, non arriva, non arriva mai. La testa è sempre lì a pensare, a rimuginare, a chiedermi cosa, se, quando, dove e perchè!
Da dove arriva tutta questa curiosità? La mia volontà nel capire, differenziare, la voglia di apprendere, ciò che questo velo di apparenza che avverto su ogni cosa cela.
C'è qualcosa sotto, un piano, un disegno, un itinerario che lega tutto in un inesorabile catena di eventi. Come le tessere di un domino, cadono una spinta dall'altra, azione e reazione, uguale e contraria, dove la stasi non è contemplata. Perchè? L'equilibrio non è raggiungibile? L'equilibrio è sempre così tanto precario, così dondolante su un baratro.
Giungo alla conclusione che l'equilibrio è uno stato soggettivo. Ogni individuo viaggia su un proprio filo e trova a modo suo un equilibrio che lo scampa dal cadere nel baratro. Come creare una rete? Come creare un equilibrio collettivo? Impossibile. La connettività non è contemplata in un immaginario così individualistico.
Pessimista, sì, lo so, lo sono e mi piace, grazie al mio pessimismo riesco a non sprofondare nell'illusione dell'apparenza benevola di un esito positivo.
Rileggo le mie righe, ci credo e vedo poco futuro. Probabilmente col cambiare del tempo, col cambiare del vento e delle stagioni della vita, cambierò prospettive, più luminoso o più cupo non lo so, e non mi preme saperlo. Adesso, è un presente che riflette continuamente se stesso. Dietro c'è solo stasi, e la stasi non è l'equilibrio.
Scusate, il pessimo umore.
Questo è decisamente un periodo no. Però stanotte la mia mente ha elaborato alcuni meravigliosi pensieri tra i quali la differenza tra il pugilato e le arti marziali, tra la musica derivante dal ceppo latino a quello anglosassone, e varie questioni umane che avrò modo, tempo di esporre su questo blog, che di tanto in tanto con mio sommo piacere viene visitato.
Quando mi sono barcamenato in questa impresa, non credevo che sarei arrivato a cotal numero di post pubblicati. Ero però partito con l'idea di affrontare su questo piccolo angolo di "infernet" temi che scaturivano in me dei pensieri, così da poter comunicare le mie idee, e poterle condividere con chi incappando da queste parti avesse la (s)fortuna di leggerle.
Oggidì non è proprio quello che è accaduto, poichè sfrutto questo spazio come sfogo personale per le mie emozioni giornaliere.
La sigaretta è finita, e per quanto riguarda il sonno, non arriva, non arriva mai. La testa è sempre lì a pensare, a rimuginare, a chiedermi cosa, se, quando, dove e perchè!
Da dove arriva tutta questa curiosità? La mia volontà nel capire, differenziare, la voglia di apprendere, ciò che questo velo di apparenza che avverto su ogni cosa cela.
C'è qualcosa sotto, un piano, un disegno, un itinerario che lega tutto in un inesorabile catena di eventi. Come le tessere di un domino, cadono una spinta dall'altra, azione e reazione, uguale e contraria, dove la stasi non è contemplata. Perchè? L'equilibrio non è raggiungibile? L'equilibrio è sempre così tanto precario, così dondolante su un baratro.
Giungo alla conclusione che l'equilibrio è uno stato soggettivo. Ogni individuo viaggia su un proprio filo e trova a modo suo un equilibrio che lo scampa dal cadere nel baratro. Come creare una rete? Come creare un equilibrio collettivo? Impossibile. La connettività non è contemplata in un immaginario così individualistico.
Pessimista, sì, lo so, lo sono e mi piace, grazie al mio pessimismo riesco a non sprofondare nell'illusione dell'apparenza benevola di un esito positivo.
Rileggo le mie righe, ci credo e vedo poco futuro. Probabilmente col cambiare del tempo, col cambiare del vento e delle stagioni della vita, cambierò prospettive, più luminoso o più cupo non lo so, e non mi preme saperlo. Adesso, è un presente che riflette continuamente se stesso. Dietro c'è solo stasi, e la stasi non è l'equilibrio.
Scusate, il pessimo umore.
martedì 12 settembre 2006
Nodi in gola...
Cercavo qualcosa, in questa giornata.
Non l'ho trovato.
Ho visto una donna piangere, che camminava furiosa sul ciglio della strada.
Ora sono a casa, con un nodo in gola.
Mi piace la vita, dopotutto.
Non l'ho trovato.
Ho visto una donna piangere, che camminava furiosa sul ciglio della strada.
Ora sono a casa, con un nodo in gola.
Mi piace la vita, dopotutto.
domenica 10 settembre 2006
La notte bianca...
Ebbene sì. Dopo l'anno scorso, recluso in casa a guardare la tv... (un documentario sui camaleonti n.d.r.) quest'anno mi sono buttato di testa nella vita notturna della città pulsante. Il mio spirito sempre contestatore ne avrebbe di cose da contestare, ma preferisco incentrarmi su quanto di bello c'è stato.
Camminare, innanzi tutto... Durante questa notte ho camminato.
Ci siamo mossi molto tardi, per un po' di ritardi contingenti, quando si è in tanti i tempi si dilatano, mi meraviglio che ancora ci siano persone che se ne stupiscono. Quindi anche la notte bianca delle attese, ma va bene così.
Arrivo a Laurentina alle 22:25, le prime "companeros" si presentano alle 22:45. In quei venti minuti di solitudine - si fa per dire ero circondato da persone, ragazzetti che si incontravano, coppiette, un signore un po' alticcio che ogni due minuti passava e sorrideva insomma solo ma non proprio - mi sono ascoltato a gran volume alcune canzoni dal mio Mp3. Portarmi il lettore in questa notte, è stata una bella mossa devo riconoscerlo, bella mossa anche la felpa, che ho messo quando faceva freddo e che ho tolto all'alba, quando non serviva più.
Prime vicissitudini alla metropolitana a Laurentina. Alcuni ragazzi, che definirò "apprezzatori estremi della professione del bevitore" avevano avuto, in un impeto di protesta a causa dei treni che tardavano a passare, la folgorante, malsana, tanto geniale idea di occupare i binari del metrò, e passeggiarvi allegramente. Poi, venimmo a sapere che mezz'ora dopo la nostra rinuncia al mezzo su rotaia, prediligendo l'autobus, la metropolitana venne ripristinata. In tutto questo, arriviamo col 30 presso la stazione ostiense, da lì, l'idea di prendere un autobus che ci portasse al centro, ma no, l'autobus era da pivelli, noi abbiamo optato per le scarpe. Ignari che a fine nottata quella decisione si sarebbe ritorta con veemenza sui nostri piedi.
Quindi, prima tappa della via crucis: STAZIONE OSTIENSE - CAMPIDOGLIO.
Camminare mi è piaciuto, abbiamo visto gente, abbiamo chiacchierato molto, ci siamo fatti due risate, quella, a dispetto della meta che stavamo per visitare, era già la notte bianca. Arriviamo al Campidoglio, gremito di persone, riusciamo ad ascoltare venti minuti di spettacolo di Gigi Proietti, che tralaltro conoscevo a memoria, ma va bene così. Pausa gradini, per riposare un po', sigaretta, un goccio di birra, e si riparte.
Seconda tappa: CAMPIDOGLIO - STAZIONE TERMINI.
Lì, a ballicchiare ritmi spagnoli con limoncello e zia al seguito, ci aspettava l'altra metà della ciurma, accessoriati da qualcosa che cominciava ad essere di graditissimo e indispensabile utilizzo: delle sedie! Balliamo un po' di ska, e un po' di ritmi latini, il gruppo che suona è spagnolo, e sono bravi, passiamo forse quaranta minuti lì a cazzeggiare, quando alle 03:30 circa, si decide di arrivare al prossimo waypoint. Passiamo per Via Nazionale, e lì con la musica nelle orecchie mi sento leggero e indistruttibile. Sono in un guscio armonico che mi avvolge, le cuffie e Beck rendono impossibile la vita al rumore che viene dalla strada, così vedo le immagini di una città che imperversa ovunque con irruenza, goliardia, risate, tristezza, come in un film. Colonna sonora, la mia musica.
Terza tappa: STAZIONE TERMINI - CAMPO DE' FIORI.
A campo il panorama che avevo lasciato dal vittoriano in poi era cambiato, data l'ora tarda, si cominciavano a vedere scene di gente che pisciava ovunque e che giaceva stordita nel suo vomito. Nulla mi turba però, guardo a questi eventi con una tale sufficienza, quasi uno sguardo da inevitabile conseguenza. Alcuni membri della ciurma a Campo vacillano, Silvia e Claudia appoggiano la testa ovunque, e ovunque si addormentano, Giorgio ha lo sguardo assente. Il resto dell'equipaggio è ancora attivo.
Quarta tappa: CAMPO DE' FIORI - PINCIO.
Questa è stata la tappa più massacrante, senza un motivo apparente, forse per effetti ritardati dello ska di termini, il mio piede destro comincia a farsi dolorante. Troviamo una soluzione, mentre Vinicio Capossela comincia il suo concerto - alle 6:00 - noi, pochi superstiti cadiamo su noi stessi accasciandoci sul selciato, che sarà la nostra locazione fino alla fine dell'avventura.
Quinta e ultima tappa: PINCIO - CASA.
Zoppico fino alla metro "Spagna", prendiamo un claustrofobico ascensore, io sempre con un po' di rock nelle orecchie, e intontito dal sonno, e da altro, impongo il mio zaino sul piccolo corpo di una ragazza che è dietro di me in ascensore. "La discesa dura poco, soffrirai per poco ragazza!"
La traversata del tunnel che porta ai treni è come correre verso una meta bellissima, la notte è stata piacevole, ma adesso tutti abbiamo bisogno del nostro letto. La parola "letto" è quella che ho sentito dire più volte nell'ultima ora della nostra aventura notturna.
Mentre eravamo al Pincio il sole ha avuto la meglio sui lampioni che si sono spenti, proprio mentre mi stropicciavo gli occhi, quindi prima di chiuderli era ancora notte, quando li riaprii era l'alba. Quell'aria fresca e quella luce mi ricordarono le albe passate, che si somigliavano tutte. Quel senso di stanchezza, di stordimento, gli occhi stanchi, gonfi, le membra che fanno male, ad un tratto capisco che la notte bianca è crudele, un'acerrima tortura. A Giulio mentre siamo sulla metropolitana confesso: "Quanti modi ci sono per distruggersi...". Penso: "Alle nove sono ventiquattro ore che sono sveglio." Alle Nove torno a casa, mi aspetta un bel letto comodo. Mi faccio una doccia meravigliosa, e dormo finalmente. I miei piedi ringraziano.
Bella nottata, fra un anno vedremo...
Camminare, innanzi tutto... Durante questa notte ho camminato.
Ci siamo mossi molto tardi, per un po' di ritardi contingenti, quando si è in tanti i tempi si dilatano, mi meraviglio che ancora ci siano persone che se ne stupiscono. Quindi anche la notte bianca delle attese, ma va bene così.
Arrivo a Laurentina alle 22:25, le prime "companeros" si presentano alle 22:45. In quei venti minuti di solitudine - si fa per dire ero circondato da persone, ragazzetti che si incontravano, coppiette, un signore un po' alticcio che ogni due minuti passava e sorrideva insomma solo ma non proprio - mi sono ascoltato a gran volume alcune canzoni dal mio Mp3. Portarmi il lettore in questa notte, è stata una bella mossa devo riconoscerlo, bella mossa anche la felpa, che ho messo quando faceva freddo e che ho tolto all'alba, quando non serviva più.
Prime vicissitudini alla metropolitana a Laurentina. Alcuni ragazzi, che definirò "apprezzatori estremi della professione del bevitore" avevano avuto, in un impeto di protesta a causa dei treni che tardavano a passare, la folgorante, malsana, tanto geniale idea di occupare i binari del metrò, e passeggiarvi allegramente. Poi, venimmo a sapere che mezz'ora dopo la nostra rinuncia al mezzo su rotaia, prediligendo l'autobus, la metropolitana venne ripristinata. In tutto questo, arriviamo col 30 presso la stazione ostiense, da lì, l'idea di prendere un autobus che ci portasse al centro, ma no, l'autobus era da pivelli, noi abbiamo optato per le scarpe. Ignari che a fine nottata quella decisione si sarebbe ritorta con veemenza sui nostri piedi.
Quindi, prima tappa della via crucis: STAZIONE OSTIENSE - CAMPIDOGLIO.
Camminare mi è piaciuto, abbiamo visto gente, abbiamo chiacchierato molto, ci siamo fatti due risate, quella, a dispetto della meta che stavamo per visitare, era già la notte bianca. Arriviamo al Campidoglio, gremito di persone, riusciamo ad ascoltare venti minuti di spettacolo di Gigi Proietti, che tralaltro conoscevo a memoria, ma va bene così. Pausa gradini, per riposare un po', sigaretta, un goccio di birra, e si riparte.
Seconda tappa: CAMPIDOGLIO - STAZIONE TERMINI.
Lì, a ballicchiare ritmi spagnoli con limoncello e zia al seguito, ci aspettava l'altra metà della ciurma, accessoriati da qualcosa che cominciava ad essere di graditissimo e indispensabile utilizzo: delle sedie! Balliamo un po' di ska, e un po' di ritmi latini, il gruppo che suona è spagnolo, e sono bravi, passiamo forse quaranta minuti lì a cazzeggiare, quando alle 03:30 circa, si decide di arrivare al prossimo waypoint. Passiamo per Via Nazionale, e lì con la musica nelle orecchie mi sento leggero e indistruttibile. Sono in un guscio armonico che mi avvolge, le cuffie e Beck rendono impossibile la vita al rumore che viene dalla strada, così vedo le immagini di una città che imperversa ovunque con irruenza, goliardia, risate, tristezza, come in un film. Colonna sonora, la mia musica.
Terza tappa: STAZIONE TERMINI - CAMPO DE' FIORI.
A campo il panorama che avevo lasciato dal vittoriano in poi era cambiato, data l'ora tarda, si cominciavano a vedere scene di gente che pisciava ovunque e che giaceva stordita nel suo vomito. Nulla mi turba però, guardo a questi eventi con una tale sufficienza, quasi uno sguardo da inevitabile conseguenza. Alcuni membri della ciurma a Campo vacillano, Silvia e Claudia appoggiano la testa ovunque, e ovunque si addormentano, Giorgio ha lo sguardo assente. Il resto dell'equipaggio è ancora attivo.
Quarta tappa: CAMPO DE' FIORI - PINCIO.
Questa è stata la tappa più massacrante, senza un motivo apparente, forse per effetti ritardati dello ska di termini, il mio piede destro comincia a farsi dolorante. Troviamo una soluzione, mentre Vinicio Capossela comincia il suo concerto - alle 6:00 - noi, pochi superstiti cadiamo su noi stessi accasciandoci sul selciato, che sarà la nostra locazione fino alla fine dell'avventura.
Quinta e ultima tappa: PINCIO - CASA.
Zoppico fino alla metro "Spagna", prendiamo un claustrofobico ascensore, io sempre con un po' di rock nelle orecchie, e intontito dal sonno, e da altro, impongo il mio zaino sul piccolo corpo di una ragazza che è dietro di me in ascensore. "La discesa dura poco, soffrirai per poco ragazza!"
La traversata del tunnel che porta ai treni è come correre verso una meta bellissima, la notte è stata piacevole, ma adesso tutti abbiamo bisogno del nostro letto. La parola "letto" è quella che ho sentito dire più volte nell'ultima ora della nostra aventura notturna.
Mentre eravamo al Pincio il sole ha avuto la meglio sui lampioni che si sono spenti, proprio mentre mi stropicciavo gli occhi, quindi prima di chiuderli era ancora notte, quando li riaprii era l'alba. Quell'aria fresca e quella luce mi ricordarono le albe passate, che si somigliavano tutte. Quel senso di stanchezza, di stordimento, gli occhi stanchi, gonfi, le membra che fanno male, ad un tratto capisco che la notte bianca è crudele, un'acerrima tortura. A Giulio mentre siamo sulla metropolitana confesso: "Quanti modi ci sono per distruggersi...". Penso: "Alle nove sono ventiquattro ore che sono sveglio." Alle Nove torno a casa, mi aspetta un bel letto comodo. Mi faccio una doccia meravigliosa, e dormo finalmente. I miei piedi ringraziano.
Bella nottata, fra un anno vedremo...
venerdì 8 settembre 2006
Sarò cattivo?
Mi sono chiesto, davanti al telegiornale, mentre seguivo la vicenda della povera ragazza austriaca segregata per 8 anni (poveraccia, niente da eccepire), a che serve tanto rumore? Perchè da dieci giorni devo costantemente conoscere la situazione di quella povera ragazza, che non ha esitato un attimo a far lacrimare vistosamente gli occhioni di fronte alla telecamera di una televisione tedesca. Mi è venuto da chiedermi chi fosse il mostro tra il rapitore e la rapita. La ragazzina ha già capito le meccaniche, per passare da vittima a celebrità. Sul TG2 di oggi ho sentito per la prima volta una spiegazione seria. Probabilmente la ragazzina è stata abituata a guardare solo televisione, di conseguenza l'unico linguaggio che conosce è quello televisivo. Infatti la sua intervista era manierata e recitata ad arte. Che la piccola reclusa abbia imparato dalla televisione le regole del successo. Sono cattivo, lo ammetto, stasera un po' di più perchè tramite un sito di oroscopi online ho scoperto che nella mia vita precedente fui un malvagio sacerdote di qualche setta, probabilmente molto potente e molto spietato. Mi viene da ridere, lo so che sembra ridicolo, ma mentre leggevo quelle righe, chiamala influenza mediale, chiamala suggestione, un po' mi sono compiaciuto delle mie passate incarnazioni, e sento dentro che conservo una piccola parte malvagia. Che poi a dispetto della logica, qualche giorno fa mi chiedevo, in una delle mie riflessioni sul mio essere, di che pasta fossi fatto. Forse, io sono malvagio... e qui ci starebbe bene una risata da cattivone stile film hollywoodiano di successo che sbanca al botteghino ma che no piace ai critici. Ma poi mi sono accorto che la veste del malvagio non mi si addice... non lo so, essere cattivi è così semplice, odiare è così facile. Odiare è da ignoranti, perchè chi non capisce odia a priori. Essere buoni è difficilissimo, per me lo è... allora è vero, se per me è difficile essere buono vuol dire che dentro sono un essere malvagio!
P.S. ...da bambino torturavo le lucertole...
P.S. ...da bambino torturavo le lucertole...
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